“Forza culturale” vista dall’Occidente e dall’Oriente alla luce di Edward Said "orientalismo"

L’opera caratteristica di Edward Said, la teoria dell ‘”orientalismo”, è stata celebrata come una propaganda postcoloniale in cui la “forza culturale” è considerata un aspetto cruciale per mettere in relazione l’ideologia occidentale sull’Oriente. Sia l’Occidente che l’Oriente, nella loro osservazione del fatto della ‘forza culturale’, hanno modi propri di definirla e attuarla, anche se a volte in modo egoistico e autocratico come l’Occidente ea volte in modo servile e spontaneo come quello di l’Est. Nel nostro processo di dissezione, oltre a sostenere l’argomento menzionato, cercheremo di definire la “forza culturale” e la sua importanza dal punto di vista sia dell’Occidente che dell’Oriente.

La definizione di “forza culturale” può ammettere l’idea di uno stimolo di una nazione per stabilire la propria identità culturale attraverso vari mezzi e modi come l’imposizione culturale. Nello stabilire la propria cultura, una nazione può affermare il proprio fiorire spontaneo senza dominare altre nazioni o può mantenere il sentiero umiliante o caricaturale di altre nazioni per manifestare la propria superiorità su di esse. E quest’ultimo accade nel caso degli occidentali che sono sempre preoccupati per la propria autorità sugli orientali per la propria identità. Lo studio culturale dell’Occidente e dell’Oriente di Said nel suo “Orientalismo” mostra la multiforme applicazione e osservazione della “forza culturale”. A questo proposito Said afferma, “la forza culturale non è qualcosa di cui possiamo discutere molto facilmente – e uno degli scopi del presente lavoro è illustrare, analizzare e riflettere sull’orientalismo come esercizio di forza culturale”.

Per l’occidente l’orientalismo è la loro ‘forza culturale’ che si manifesta attraverso il fare differenze dominanti dall’oriente medio. Said osserva, “la cultura europea ha acquisito forza e identità mettendosi contro l’oriente come una sorta di sé surrogato e persino sotterraneo…”. L’occidente esercita la sua ‘forza culturale’ attraverso la sua atrocità di definire e dare forma all’oriente che non può mai parlare da sé come pensa l’Occidente: “non possono rappresentarsi, bisogna parlarne”.

La cultura occidentale mostra la sua forza attraverso la sua imposizione agli stranieri o all’Oriente. Si preoccupano di iniettare la loro cultura nel cervello degli orientali e anche gli orientali sono costretti a pensare a modo loro. Questa è la forza stessa della loro cultura, anche se negativa, che definiscono gli altri sulla base della loro cultura come la descrive Said attraverso la sua teoria dell’orientalismo: “L’orientalismo è meglio compreso come insieme di vincoli e limiti del pensiero di quanto non lo sia semplicemente come una dottrina positiva.”. questo è l’orientalismo che assicura così l’autorevole pratica della ‘forza culturale’ dell’occidente sull’oriente.

Gli occidentali hanno una forte interferenza della loro cultura quando cercano di definire e identificare l’oriente essendo separati dall’oriente. La loro cultura del complesso di superiorità e della definizione egoistica delle cose consente loro di delineare l’oriente con una rappresentazione ingannevole che ha un’idea esteriore, come afferma Said, “l’orientalismo si basa sull’esteriorità”. La tendenza culturale a generalizzare un’idea egoistica sull’intero oriente da un singolo caso imbarazzante è una prova abbastanza forte della loro forza veemente derivata dalla loro cultura. Da un punto di vista distante quanto sicuro, l’Occidente osserva le culture orientali, sebbene in modo inappropriato, e le conclude come culture meschine e bigotti poiché la loro visione immaginaria degli orientali è: “L’orientale è irrazionale, depravato, infantile, ‘ diverso’; così l’europeo è razionale, virtuoso, maturo e ‘normale'”.

La forza della cultura occidentale è la sua convinzione di essere i più sani in questo mondo culturalmente e questa potrebbe essere la loro falsa ideologia per evitare la paura di perdere autorità o potere. La loro cultura li dota del “fardello dell’uomo bianco” che alleviano educando, punendo, rettificando e infine civilizzando l’oriente: “L’oriente era visto come incorniciato dall’aula, dal tribunale penale, dalla prigione, dal manuale illustrato” . Questa pervasiva quanto potente invasione della “forza culturale” dell’Occidente sull’Oriente è sottilmente illustrata nel commento di Said: “Eppure ciò che ha dato al mondo orientale la sua intelligibilità e identità non è stato il risultato dei suoi stessi sforzi, ma piuttosto l’intera complessa serie di sapienti manipolazioni con cui l’Oriente è stato identificato dall’Occidente”.

Questo è lo studio volutamente superficiale dell’Oriente che ha dato all’Occidente la licenza di trarre conclusioni sull’Oriente di propria iniziativa. Questa cultura del loro studio superficiale e approssimativo degli altri attraverso libri di viaggio e altre fonti simili consente loro di assumere l’orientale come “leone feroce” dove alla fine viene evidenziata la ferocia piuttosto che il leone e quindi “non ci sono più leoni ma la loro ferocia-” . E anche Arthur James Balfour, un emissario per gli europei, arbitrariamente e in modo assurdo rivendica il comando dell’occidente sull’oriente dicendo: “Conosciamo la civiltà dell’Egitto meglio di quanto conosciamo la civiltà di qualsiasi altro paese”.

Questa ingiusta resa dei conti della “forza culturale” continuerà fino a quando l’Oriente non oserà esporre la sua “forza culturale”. Tale è l’espressione di Said:

Un tale Oriente era silenzioso, disponibile all’Europa per la realizzazione dei progetti che coinvolgevano ma non erano mai direttamente responsabili nei confronti degli abitanti autoctoni, e incapace di resistere ai progetti, alle immagini o alle semplici descrizioni per esso escogitate… un rapporto tra la scrittura occidentale (e le sue conseguenze) e il silenzio orientale, risultato e segno della grande forza culturale dell’Occidente, della sua volontà di dominare l’Oriente… i libri sui leoni feroci andranno bene finché i leoni non potranno rispondere.

Tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo l’Oriente cerca di manifestare la sua “forza culturale” in modo costante e graduale con la benedizione dell’orientalismo moderno o del “rinascimento orientale” che ha acceso una nuova consapevolezza dell’oriente tra i pensatori, i politici e gli artisti di tutto il mondo il mondo. La traduzione e l’interpretazione recentemente scoperte e moderne dei testi orientali in lingua orientale come il sanscrito, lo zend e l’arabo hanno permesso all’oriente di promuovere ed esibire la sua forza culturale.

La prospettiva spregiudicata, fresca e nuova dell’antica usanza arbitraria le diede l’opportunità di fiorire veramente e gradualmente. I non europei hanno il diritto di definire e di erigere la propria identità di orientali al di là delle spiacevoli ingerenze degli europei. La loro “forza culturale” viene gradualmente ridefinita dagli stessi orientali in modo enfatico e gli viene data la sua vera forma di incarnazione dell’intero Oriente.

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